paschimottanasana

Paschimottanasana: rinascere dalle ceneri

Una delle posizioni più antiche e sublimi, che ricorda quanto lo Yoga non debba essere complicato e stancante per essere potente e profondo. 

Porta l’attenzione nei centri più bassi del corpo, quelli dove il karma si solidifica e immagazzina, pronto a sgusciare fuori nella vita di tutti i giorni sotto forma di blocchi, limitazioni auto sabotanti, sensazioni fisiche e tutto ciò che è connesso a ciò che si è già sperimentato e non integrato nel proprio Essere, cioè non riconosciuto e fatto diventare una lezione, un apprendimento. 

É una posizione spietata che mette ognuno davanti ai propri limiti come fosse un muro. Nelle lezioni quando arriviamo a questa posizione sento l’aria farsi più pesante, sento la rigidità manifestarsi nell’ambiente, come se tutti sapessero già a cosa vanno incontro.

La verità è che se ancora si odia questa posizione è perché non se ne ha ancora avuto veramente bisogno. 

É spietata perché l’unico modo di affrontarla e affrontare tutto ciò porta in superficie è lasciarsi andare, mollare la presa, accettare lo stato di cose (cioè che tocca passarci dentro), rilassare i muscoli e respirare. Solo ammorbidendosi ci si apre totalmente a ciò che la posizione ha da offrire, solo così si impara ad entrare nella profondità del proprio Essere e vedere fino a che punto si può scendere negli abissi di se stessi.

Come tutti i piegamenti in avanti, maggiore è il rilassamento muscolare più in profondità si entrerà nell’asana, maggiore sarà l’effetto sul prana. Se la si affronta come altre famiglie di asana in cui è importante anche la forza fisica, si innescherà una lotta interna che lascerà esausti e da cui (forse) si uscirà, ma da perdenti. Perché vincerà lei. Quando si tratta di entrare nei propri abissi, come Paschimottanasana aiuta a fare, non c’è altra via se non attraversarli. Combatterli non porterà a nulla. Allora non rimane che rilassarsi sopra al flusso del proprio respiro come farebbe una barca sulla corrente di un fiume, facendosi condurre respiro dopo respiro fuori dal tunnel della propria mente. I piegamenti in avanti per eccellenza insegnano a farsi da parte e a fidarsi dell’intelligenza del prana che ha il suo modo di far accadere le cose, senza che noi ci mettiamo in mezzo ostacolando il flusso. In questo è una grande maestra di che cos’è l’umiltà e il rispetto di certe tempistiche, che a volte sono necessarie e indipendenti dal nostro operato. 

Sono grata a quest’asana per ciò che mi ha fatto vedere di me, non so quante lacrime mi ha tirato fuori in quei momenti in cui mi impuntavo e volevo solo che le cose andassero come volevo io, quei giorni in cui la rabbia saliva in superficie e più la combattevo più lei si rinforzava, diventando un mostro ancora più potente, che si dimenava come dentro a una gabbia. Quei momenti in cui o ti pieghi di più o ti piegherà lei, finché non avrai compreso ciò che è venuta a mostrarti, dovesse anche spezzarti a metà per farlo. In quei momenti ho imparato a stare ancora di più nella posizione, all’inizio per sfida, sfidando in un certo senso l’Universo e Dio per vedere chi avrebbe vinto tra me o lui, poi, arrendendomi alla realtà dei fatti, ci sono rimasta perché non mi rimaneva altro che stare e vedere cosa sarebbe successo. 

Quelli sono stati forse i migliori momenti di apprendimento. Sentire le emozioni salire, vederle, riconoscerle, sentirle affievolirsi e andarsene lasciando un senso di spazio e liberazione. Vedere cose di me che prima non accettavo e neanche potevo vedere, sentirle salire insieme alle sensazioni fisiche, sentire quando la mente non ce la fa più e ricordare a quel punto le istruzioni dell’insegnante riguardo a come uscire da questa situazione: lasciare andare e respirare. 

E così comprendere che le cose non accadono A noi ma PER noi, che Dio o l’Universo non sono contro di noi ma lavorano insieme a noi. Non ci sono vincitori o vinti ma una collaborazione fra le due parti. Che noi non abbiamo controllo su certe situazioni ma possiamo di certo avere controllo sulla nostra reazione a ciò che accade, possiamo scegliere se identificarci con il problema o osservarlo dall’esterno e prendere decisioni consapevoli da un punto di centratura e integrità. 

Comprendere che certe cose vanno affrontate, viste, riconosciute altrimenti torneranno a perseguitarci per tutta la vita sotto diverse vesti, diversi travestimenti, diverse persone e situazioni ma con la stessa sostanza di base e in modo sempre più impetuoso finché non si accetterà di volerla vedere per rilasciarla. Riconoscere il proprio vissuto e accettarne le qualità, le sue modeste, umili e probabilmente travagliate origini è l’unica chiave verso il rinnovamento, verso una nuova rinascita dalle ceneri del proprio passato.

Man mano che si procede nella pratica, Paschimottanasana passa da essere una nemica all’essere una grande alleata del proprio percorso di esplorazione interiore e solo con la costanza, la fiducia e il rispetto verso questa posizione e la pratica in generale si arriverà a comprendere i significati ed effetti più profondi, sottili e nascosti di questa tradizione millenaria. 

Onorando noi stessi e onorando la pratica,

Namasté

Anna